25 luglio 2008 – Il papà di Montalbano è protagonista della terza puntata di “Scrittori in corso”.
Si leggono, tra una foto del suo studio e una di lui stesso che fuma “i sigaretti” (sembra se ne accenda 60 al giorno), riti e manie di uno degli scrittori italiani più amati del mondo.
Ogni mattina “prima di mettermi a scrivere devo essere in perfetto ordine, sbarbato, lavato e vestito come se dovessi uscire. Se sei in mutande, tiri via“.
Poi lo scrittore si mette alla scrivania, al suo vecchio computer con la nipotina che gioca o disegna appollaiata sotto il tavolo (“più bordello c’è e meglio è“).
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> CAMILLERI SU VANITY FAIR
In .: E' LA STAMPA BELLEZZA, Uncategorized on 25 Luglio 2008 at 04:47>PICCOLE MANIE DA CINEFILI ALL’ULTIMO STADIO
In .: V I N T A G E, .:C O L P O DI F U L M I N E on 15 Luglio 2008 at 21:20Piccolo breviario dei tic e delle manie dei cinefili all’ultimo stadio. E’ quanto propone Sellerio con “Dizionario Snob del cinema” di David Kemp e Lawrence Levi.
Se custodite gelosamente il vostro sapere cinefilo quasi fosse una cultura esoterica, allora ci sono buone possibilità, che siate quegli snob che campeggiano nel titolo del volume. Se poi vi piacciono registi come Peter Greenaway – e ahimè su quest’ultimo punto mi devo costituire – il ritratto impietoso che fanno Kemp e Levi è proprio il vostro.
Il corrispettivo buono dello snob cinefilo è il “patito di cinema”, quello che i due autori definiscono l’infaticabile entusiasta alla Scorsese che prova un piacere quasi fisico nel far conoscere ai novizi “Ladri di biciclette” e i film di Powell e Pressburger.
Al contrario il cinefilo snob è una sorta di sfigato voglioso di scrutare, commentare, riavvolgere e dissezionare ogni sequenza. Si tratta di “cervellotici che non si sanno vestire, disadattati magari con la fissazione di Douglas Sirk”.
I due autori del libro sono due giornalisti americani, uno di “Vanity Fair” e l’altro del “New York Times”, e con questo volume si propongono come via di mezzo tra la curiosità intellettuale e la morbosità del cinefilo estremo. E il nobile intento sarà pienamente raggiunto, ci dicono nella prefazione, se giunto alla fine del volume, l’amante del buon cinema non sarà più intimidito dalle parole “Espressionismo tedesco” e si deciderà a noleggiare il godibilissimo “M” di Fritz Lang e contemporaneamente non sarà attanagliato dal senso di colpa per non aver mai visto un film di Peter Greenaway.
Quello della cinefilia snob è un fenomeno relativamente recente, che nasce a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, con l’avvento delle videocassette e dei canali via cavo. Ci sono poi di veri e propri topi di videoteche che sono pure passati dall’altra parte dello schermo, diventando registi famosi. Uno per tutti? Quentin Tarantino che tra il 1985 e il 1987 era impiegato presso la Video Archives di Manatthan Beach. E prima di lui un altro cinefilo all’ultimo stadio promosso a regista è stato Peter Bogdanovich, di cui nel volumetto troverete curiosità al limite del gossip.
Attori, autori, movimenti cinematografici, Kemp e Levi hanno censito il cinema dalla A alla Z. Non mancano gli assenti illustri dal dizionario, come Fellini e Bergman. No, nessuna svista. “Verosimilmente il cinefilo snob sa un sacco di cose riguardo ai cineasti in questione – spiegano gli autori – ma di norma li sfotte senza pietà, considerandoli luoghi comuni del borghesuccio che vuol far l’acculturato”. Di contro nel Pantheon degli snob campeggia Antonioni.
Comunque, che siate snob incalliti o semplici amanti della settima arte, il libro di Kemp e Levi vi divertirà svelandovi di tanto in tanto qualche piccola curiosità che magari ignoravate sui vostri beniamini.
Un duro colpo per i cinefili snob italiani sarà apprendere che il Sundance Festival è sbeffeggiato dai loro colleghi snob d’oltreoceano, che considerano la kermesse diretta da Robert Redford da tempo asservita al potere di Hollywood. Altro che il santuario del cinema indipendente tanto mitizzato nella vecchia Europa.
TUTTI PAZZI PER STIEG
In .: E' LA STAMPA BELLEZZA, Uncategorized on 12 Luglio 2008 at 06:00Ne ha parlato l’ultimo Vanity Fair in edicola qualche giorno fa.
L’inserto domenicale del Sole 24 Ore di fronte al nome dello scrittore Stieg Larsson va in brodo di giuggiole. Tant’é che la scorsa domenica gli ha dedicato un titolone difficile da far passare inosservato: “Stieg lo svedese rovente”.
Il Corrierone lo scorso maggio ha anche lanciato un piccolo scoop sullo scrittore. Larsson se ne è andato nel 2004. Colesterolo e troppe sigarette avevano preparato il terreno ad un infarto, che lo ha stroncato prematuramente e che cinicamente possiamo dire ha contribuito a fare la sua fortuna letteraria. Senza naturalmente nulla togliere al suo grande talento.
Lo scrittore lasciò nel suo pc duecento pagine inedite, sempre della trilogia Millenium quella che lo ha portato al successo per intenderci, e di cui è uscito anche in Italia la seconda puntata (vedi Foto). E il Corriere della Sera spiega che mentre la sua compagna vorrebbe terminare la saga partendo da quanto lasciato da Larsson e quindi in qualche modo farsi carico della sua eredità letteraria, il padre dello scrittore si oppone caldamente alle idee creative della nuora.
E tornando ai quotidiani di casa nostra, esce dal letargo La Stampa di Torino, che dedica oggi (sabato 12 luglio) a “La ragazza che giocava con il fuoco” una mini recensione su Tuttolibri. E dire che l’inserto sembrava essersi tirato su dal torpore polveroso che lo avvolgeva.




