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>”QUANDO NINA SIMONE HA SMESSO DI CANTARE”

In .: C O T T O & M A N G I A T O, .:C O L P O DI S O N N O, Uncategorized on 31 Marzo 2009 at 14:10
Il romanzo, che prende le mosse da uno spettacolo teatrale che fu la rivelazione del festival di Avignone del 2007, è una sorta di biografia di Darina Al-Joundi.

Il romanzo, che prende le mosse da uno spettacolo teatrale che fu la rivelazione del festival di Avignone del 2007, è una sorta di biografia di Darina Al-Joundi.

Harold Bloom, il decano della critica letteraria, in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, dice: “La letteratura è un’epifania individuale e non deve avere alcuna valenza di riscatto socio-politico”. E continua prendendosela con l’ideologia del ’68, che a suo dire avrebbe distrutto l’estetica: oggi “basta essere un’esquimese lesbica per valere di più come scrittore”.
Se condividete le tesi di Bloom, allora è probabile che “Quando Nina Simone ha smesso di cantare” non diventerà uno dei vostri romanzi prediletti.
Scritto a quattro mani da Darina Al-Joundi e Mohamed Kacimi, il volume è stato portato nelle librerie da Einaudi.
Il romanzo, che prende le mosse da uno spettacolo teatrale che fu la rivelazione del festival di Avignone del 2007, è una sorta di biografia di Darina Al-Joundi. Classe 1968, Darina è una donna giovane e bella, troppo libera e spregiudicata per vivere a Beirut. Figlia di Assim, un intellettuale laico siriano, che però nel libro a volte si contraddistingue di più per la sua dedizione all’alcool, al poker e al jazz, viene tirata su alla larga dal Corano e dalle tradizioni che questo comporta, in una Beirut squassata dalla guerra civile.
L’educazione cosmopolita e anticonformista tuttavia non la metterà al riparo da mariti maneschi e da altre iatture, che Darina racconta con dovizia di particolari adatti a stomaci forti. Non mancano gli eccessi e un impulso autodistruttivo, alimentato certamente dal contesto storico particolarmente difficile in cui si trovò a vivere la protagonista da adolescente.
Il libro è un lungo flash back, che parte dalla morte del padre, figura venerata e amata. La protagonista irrompe nella stanza in cui viene vegliata la salma del genitore, al grido di “Basta con quel maledetto Corano”. Darina toglie la cassetta del Corano e al suo posto mette su “Save me” di Nina Simone. Un gesto da cui parte tutto il romanzo e che porterà ad un epilogo davvero tragico.
E’ da qui che parte il rabbioso resoconto di Darina, della sua infanzia, della sua gioventù bruciata sotto i bombardamenti di Beirut e del suo epilogo in un manicomio, dove l’unico modo che ha per sopravvivere è fingersi pazza e scrivere su fogli immaginari la sua storia. Una storia segnata dalla guerra, in una Beirut che sembra un girone infernale, in cui i giovani pur di sentirsi vivi paradossalmente flirtano con la morte.
Darina oggi vive a Parigi e gira l’Europa con il suo monologo teatrale, da cui prende le mosse il romanzo. Sicuramente, viste le critiche osannanti dei quotidiani d’oltralpe “Quando Nina Simone smise di cantare” deve essere un grande spettacolo, di cui forse non si sentiva la necessità di un romanzo. Insomma, tornando all’autore del “Canone Occidentale”, come dare torto al vecchio Bloom, quando dice, sempre sulle colonne del Corrierone: “Se un lavoro non possiede splendore estetico, forza cognitiva e autentica originalità, non vale la pena leggerlo”.

31 marzo 2009