bookandmovie

Posts contrassegnato dai tag ‘cinema’

> ARRIVA IN ITALIA “MAX PAYNE” E PASSA PRIMA DA LUCCA

In .: C O T T O & M A N G I A T O, F E S T I V A L on 22 Ottobre 2008 at 06:27
MarK Whalberg in "Max Payne"

MarK Whalberg

Ha appena fatto centro al Box Office americano, scalzando dal primo posto W di Oliver Stone. E’ Max Payne, diretto da John Moore (quello, Behind Enemy Lines – Dietro le linee nemiche) e interpretato da Mark Wahlberg (The Departed – il bene e il male). Da noi arriverà il 28 novembre, ma prima sarà proiettato in anteprima nazionale il 31 Ottobre a Lucca Comics & Games (dal 30 Ottobre al 2 Novembre 2008), il principale evento italiano dedicato al gioco, al videogioco e al fantastico.

Il film, tratto dall’omonimo videogioco, narra le peripezie di Max Payne, un detective della polizia di New York determinato a trovare le persone responsabili dei brutali omicidi della sua famiglia e del suo collega. In cerca di vendetta, la sua indagine ossessiva lo porta in un viaggio da incubo nei bassifondi più oscuri. Mentre il mistero si infittisce, Max è obbligato a combattere dei nemici sovrannaturali e fronteggiare un tradimento impensabile.

Insieme a Wahlberg, recita  Mila Kunis nei panni di Mona Sax, una bellissima mafiosa ed assassina russa.  Olga Kurylenko (che recita nell’imminente film di James Bond Quantum of Solace) è Natasha, la spericolata sorella minore di Mona, e Chris “Ludacris” Bridges il detective degli affari interni.

> SE ANCHE AL CINEMA SI PARLA DI ECOLOGIA

In F E S T I V A L on 18 Ottobre 2008 at 10:17
Nanni Moretti e Gaetano Capizzi

Nanni Moretti e Gaetano Capizzi

Torino d’autunno si trasforma in uno straordinario laboratorio cinematografico.
In attesa del prossimo appuntamento del Torino Film Festival, diretto da Nanni Moretti, sotto la Mole è tutto un via vai di registi e attori.
L’occasione è il festival CinemAmbiente, che ha aperto i battenti il 16 ottobre. Giunto alla 11ma edizione, il Festival è passato negli anni da manifestazione di nicchia a grande evento dell’autunno torinese, che spiana la strada a diverse manifestazioni culturali attese nel capoluogo subalpino. Quest’anno per di più, a due giorni dalla chiusura della kermesse, Torino dal 23 ottobre sarà ancora sotto i riflettori, degli ambientalisti e dei gourmet. Si apre infatti al Lingotto Slow Food. E si sa che Carlin Petrin riesce a trascinare nella periferica Torino folle di giornalisti da tutto il mondo.

Ma torniamo ai temi dell’ambiente in pellicola. Fondata e diretta da Gaetano Capizzi, la kermesse negli anni è cresciuta fino a diventare la manifestazione di punta italiana dedicata alle tematiche ambientali. Una sorta di laboratorio, che attraverso l’arte, ci aiuta a immaginare nuovi modelli di vita ecosostenibile. Quest’anno il tema dominante del festival è proprio l’ethical living, ovvero pratiche quotidiane di ecosostenibilità.
L’uomo, il suo rapporto con la natura, con i suoi simili e con gli elementi che fabbrica e coltiva quest’anno sono narrati attraverso una carrellata di 115 film, provenienti da 21 paesi. L’organizzazione del festival è stata affidata al Museo Nazionale del Cinema del capoluogo subalpino.
E quest’anno all’inaugurazione, gremitissima, ha anche fatto capolino Nanni Moretti, in città per dare le ultime pennellate e rifiniture al Torino Film Festival, che si inaugurerà tra un mesetto con Oliver Stone in carne ed ossa e la sua discussa pellicole “W”.
In occasione dell’Anno Polare Internazionale, il festival dedica particolare attenzione alle problematiche ambientali circumpolari, promuovendo un focus di approfondimento che vedrà protagonista il popolo Inuit, vittima e testimone dello stato di salute del pianeta.
Ad arricchire il programma di proiezioni e incontri anche un goccio di mondanità: il gruppo musicale Le Vibrazioni è in giuria. A tale proposito la giuria è presieduta da Leo Hickman, figura di riferimento dell’ambientalismo internazionale (che lunedì 20 ottobre al Circolo dei Lettori presenta il suo libro “Ultima chiamata, un invito al turismo sostenibile e intelligente“). Mentre a fare da madrina al festival c’è la diva hollywoodiana Daryl Hannah. In concorso poi si daranno battaglia molti tra i più importanti registi e documentaristi italiani: Silvio Soldini, Daniele Segre e Guido Chiesa, per citare qualche nome.
Uno dei personaggi più attesi al festival tuttavia per ora non è stato un regista, ma il torinese Luca Mercalli, il metereologo di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Venerdì 17 ottobre il Museo regionale di Scienze Naturali nell’ambito della mostra “I tempi stanno cambiando” ha ospitato la conferenza “Tre secoli di osservazioni metereologiche a Torino” tenuta da Luca Mercalli.
Questo sabato invece è consacrato a Daryl Hannah, impegnata in prima linea sui temi dell’ecologia. L’attrice incontra il pubblico stasera al Cinema Massimo alle 20.30, dove prima della proiezione di Garbage, verranno presentati quattro video tratti dal sito personale dell’attrice DH Love Life. Si tratta di quattro esempi che ci mostrano un tratto inedito dell’attrice che divenne famosa con il fim “Una sirena a Manhattan”: Eviction un documento sul suo arresto per proteggere la comune verde di South Central Farm in California (compaiono nel video anche Joan Baez e Willie Nelson), Bike Culture filma un raduno di Critical Mass (il movimento di bikers che raduna per cause economiche e ambientaliste migliaia di persone in tutto il mondo), Rwanda racconta il suo viaggio in Africa in difesa dei gorilla, mentre Carbon Neutral è un’intervista allo scienziato ecologista David Suzuki che consiglia alcune buone pratiche fondamentali per la salvaguardia del pianeta.
Domenica 19 ottobre si comincia a partire dalle 16,30 con i documentari e i corti appartenenti alle tre categorie in concorso (concorso internazionale documentari, concorso documentari italiani e concorso cortometraggi d’animazione) tra i quali segnaliamo Staub (al cinema Massimo), un documentario tedesco molto originale sul tema della polvere che intervista medici, scienziati, ma anche maniaci della pulizia. Interviene il regista Hartmut Bitomsky.
Gli italiani presenti al festival invece toccheranno uno dei temi più attuali e scottanti, quello delle morti bianche. Viene proiettato Morire di Lavoro, cui segue un incontro con il regista Daniele Segre. Sul tema è in programma a seguire una tavola rotonda, che vede tra i relatori, insieme a Segre, Andrea Bajani, Antonio Boccuzzi, operario sopravvissuto al rogo della ThyssenKrupp, attualmente parlamentare; Libero De Rienzo regista e attore e la cantautrice Mariella Nava.
Stesso filone ovviamente la sera al Massimo con la visione del film ThyssenKrupp Blues, cui segue l’intervento dei registi Pietro Balla, Monica Repetto e il protagonista del film Carlo Marrapodi.

sabato, 18 ottobre 2008

> MOSTRE: EASY RIDER A PARIGI

In .: C O T T O & M A N G I A T O, .:C O L P O DI F U L M I N E on 14 Ottobre 2008 at 10:19
DENNIS HOPPER

DENNIS HOPPER

E’ il simbolo cinematografico della controcultura americana. E’ Dennis Hopper attore e regista, ricordato soprattutto per aver firmato Easy Rider.
A partire dal 15 ottobre 2008 la Cinématheque Française di Parigi rende omaggio a Hopper con la mostra “Dennis Hopper et la Nouvel Hollywood”.

La mostra ci farà scoprire un lato inedito di questo personaggio anticonformista. Per la prima volta infatti l’attore e regista californiano mostrerà la sua collezione privata di arte contemporanea, con pezzi di autori del calibro di Wharol e Rauschenberg.
Il catalogo della mostra, che chiuderà i battenti a gennaio 2009, si intitola “Dennis Hopper et le Nouvel Hollywood” (Flammmarion Skia / Cinémathèque Française) e contiene una lunga intervista a Dennis Hopper.

> STORIA DI UN PASSO A DUE

In .: C O T T O & M A N G I A T O, Uncategorized on 2 Ottobre 2008 at 14:48
Cinema e Danza di Francesca Rosso

Cinema e Danza di Francesca Rosso

Valzer, tanghi, numeri di tip tap, per arrivere allo scatenato can can di “Moulin Rouge” (2001). La storia del cinema è costellata di danze e balli di ogni genere. La danza in pellicola è soprattutto legata ad un genere cinematografico ben preciso, quello del Musical. Ma non solo, come spiega la giovane studiosa e giornalista Francesca Rosso in “Cinema e danza”, appena pubblicato da Utet.

Perché il cinema ama così tanto la danza? I motivi sono tanti. Anzitutto la danza porta con sé un sistema di valori e simboli immediatamente riconoscibili con significati ben precisi: piacere, sfida, seduzione, bellezza, aggressività, armonia.

E’ da qui che parte la Rosso nel ricostruire le tappe fondamentali della liason tra il mondo della danza e il grande schermo.
È a tutti gli effetti la storia di un passo a due: “dall’incontro fra cinema e danza nasce qualcosa di impensabile per le due arti separatamente, qualcosa di nuovo e straordinario, che si fonde armonicamente in un tutt’uno ma è anche in grado di evidenziare la peculiarità e l’unicità di ciascuno” si legge sulla quarta di copertina del libro.

:: Omaggio a Truffaut

In .: V I N T A G E on 14 Settembre 2008 at 16:58
FANNY ARDANT E IL REGISTA FRANCESE

FANNY ARDANT E IL REGISTA FRANCESE

Scoprire qualcosa di nuovo sulla sua biografia o sui suoi film sembra proprio una missione impossibile. Su François Truffaut, scomparso prematuramente il 21 ottobre 1984, si è scritto forse più che su ogni altro regista francese.
A più di vent’anni dalla sua morte, Truffaut è omaggiato dalle cineteche di tutto il mondo e i suoi colleghi più giovani non smettono di citarlo. L’ultimo in ordine di tempo è il più amato dai giovani cinefili, il cinese Wong Kar Wai, che nel suo ultimo film 2046 , atteso da cinque anni sui nostri schermi, dice di aver voluto fare un omaggio al Truffaut de L’uomo che amava le donne.
Potenza dei classici, classici intesi non come pezzi ingessasti da museo, ma opere per dirla con Calvino, che provocano “incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla(no) di dosso“.
La citazione letteraria potrebbe sembrare fuori luogo, se non fosse che una delle specialiste di Truffaut, Paola Malanga, paragona i film del regista francese alla grande tradizione letteraria dell’Ottocento: “le sue eroine sembrano uscite da un romanzo delle sorelle Bronte, la Fanny Ardant de La signora della porta accanto sembra la versione moderna di Anna Karenina. Nei suoi film senti scorrere la forza dei grandi sentimenti, quelli che tutti vorrebbero vivere e senti che sono raccontati senza banalizzazioni e senza mai essere cerebrali. Tanto da credere che quello che passa sullo schermo possa riguardarti da vicino“.
E questa osmosi tra schermo e vita, nel caso di Truffaut, si è spinta fino ad influenzare il linguaggio comune. I titoli più famosi dei suoi film sono diventati modi di dire, da Effetto Notte a Fahrenheit 451 , da Jules et Jim alla Signora della Porta Accanto , Truffaut si è persino intrufolato nel nostro linguaggio di tutti i giorni.
A sfatare il mito che su Truffaut non ci sia più molto da dire poi c’è il volume “François Truffaut: professione cinema” di Aldo Tassone, insigne critico nonché direttore della rassegna fiorentina France Cinéma.
Il volume che accompagnò la retrospettiva di France Cinéma del 2004, dedicata a Truffaut, raccoglie alcune interviste-fiume che Truffaut rilasciò tra il 1975 e il 1981. Pubblicare oggi quelle conversazioni in gran parte inedite, spiega Tassone, “ci è parso il modo più avvincente per rendere omaggio al tenero, discreto, appassionato, neoromantico autore di Jules et Jim , il poeta che ha fatto del cinema non solo una professione ma anche una religione“.
“François venerava Chaplin non meno di Renoir, Hitchcock, Rossellini («troppo intelligente per continuare a fare del cinema»), Hawks, Lubitsch; tra i moderni adorava sorpendentemente Fellini (la sua analisi del Casanova è di un’acutezza insuperabile), mentre ridimensionava Kubrick («un fotografo uscito dal politecnico») – spiega Tassone – Tra gli italiani – udite udite! – François amava anche Castellani, Visconti, Bellocchio, e non trascurava i “comici” (Risi, Age e Scarpelli, Gassman, Scola, Brusati), apprezzava Carmelo Bene e persino un film (in Francia) maledetto come La battaglia di Algeri di Pontecorvo. Aveva dei gusti molto eclettici, il nostro François. Sapevamo che in gioventù era fanatico di Renoir, Pagnol, Guitry, Cocteau, Ophuls, non sospettavamo che tra i francesi stimasse anche Carné, Clouzot, a suo tempo denigrati dalla Nouvelle Vague, il bistrattato (e grande) Sautet e persino il popolare Francis Veber”.
Insomma queste conversazioni promettono autentiche scoperte persino sull’uomo Truffaut, che a detta delle figlie era dotato di un senso dell’umorismo davvero invidiabile, che non perse neanche in punto di morte, stroncato da un cancro al cervello.
Ad un amico in lacrime che al suo capezzale gli chiedeva se avesse potuto fare qualcosa per lui, François in tono ironico rispose: “Prestami una pistola, te la rendo lunedì!“.

>ASPETTANDO SARZANA: “IL DIVO” ALLE PRESE CON LA CREATIVITA’

In .: C O T T O & M A N G I A T O, .:C O L P O DI F U L M I N E, Uncategorized on 25 Agosto 2008 at 15:45
TONI SERVILLO

TONI SERVILLO

Definito spesso il “De Niro italiano”, Toni Servillo ha appena compiuto, il 9 agosto scorso, 49 anni. E’ certamente uno dei “pezzi da novanta” del nostro cinema e prima ancora del nostro teatro.

Recentemente sul “Sole 24 Ore” addirittura azzardano un’altra definizione di Servillo, quella di “eroe dei due mondi”, ora che “Il divo”, e “Gomorra” sono stati chiamati a rappresentare l’Italia oltreoceano all’imminente Festival del Cinema di Toronto. E si sa che Toronto è la vetrina mondiale dove si iniziano gli “spareggi” per la notte degli Oscar.

Raffinato interprete teatrale, prestato al cinema, Servillo è nato ad Afragola in Campania. Attualmente vive a Caserta, dove del resto è cresciuto. Pochi sanno che è il fratello di Peppe, leader degli Avion Travel, la cui storia romanzata è raccontata da Fabrizio Bentivoglio nel suo esordio alla regia “Lascia perdere, Johnny!”, pellicola in cui i due fratelli si ritrovano assieme.

Dopo anni di gavetta e un sodalizio artistico al teatro e al cinema con Mario Martone, con cui inizia l’esperienza di “Teatri uniti”, Servillo si può a buon diritto ascrivere alla schiera di personaggi che hanno contribuito ad una sorta di rinascimento del teatro e del cinema italiani.

E’ lo stesso Martone a lanciarlo al cinema, offrendogli una parte nel suo esordio cinematografico “Morte di un matematico napoletano”, film premiato a Venezia nel 1992 con il Premio speciale della giuria. E sempre con Martone gira “Rasoi” nel 1993 e “Teatro di guerra” nel 1998.

Eppure il nome di Servillo è legato a quello di un altro regista, Paolo Sorrentino. Anche con Sorrentino, Servillo avvia un sodalizio tutt’ora in essere. Ne “L’uomo in più” (2001) interpreta Tony, affermato cantante costretto a rifarsi una vita, dopo aver scontato una condanna per stupro.

Due anni dopo in “Le conseguenze dell’amore” (2003) l’attore interpreta Titta di Girolamo, un uomo che vive in un albergo svizzero, solo, per sfuggire ai fantasmi del suo passato. Questo film lo porterà alla fama internazionale, suggellata poi da un David di Donatello e da un Nastro D’Argento.

Allo scorso festival di Cannes Servillo di fatto è il vero mattatore del nostro cinema. E si presenta sulla Croisette, come interprete di ben due pellicole italiane in concorso. Ne “Il Divo” sempre di Sorrentino interpreta Giulio Andreotti, ma è anche nel cast di “Gomorra” (2008) di Matteo Garrone, tratto dall’omonimo best seller di Roberto Saviano.

I successi sul grande schermo non gli hanno tuttavia fatto archiviare il teatro. De Filippo, Viviani, Pirandello e i grandi autori francesi: non passa stagione che Servillo non giri i teatri italiani nella doppia veste di regista e interprete (ma è anche stato autore teatrale).

Nell’ultima stagione infatti l’abbiamo visto alle prese con l’adattamento e la regia di “Trilogia della villeggiatura” di Carlo Goldoni.

E adesso l’attore è atteso a Sarzana la sera del 29 agosto 2008. Quello di Servillo è un ritorno a Sarzana, dove già si esibì nel 2005.

Questa volta l’attore ci accompagnerà in un viaggio per l’Italia in compagnia delle poesie di Giorgio Caproni, Patrizia Cavalli, Salvatore Di Giacomo, Franco Marcoaldi, Eugenio Montale e Camillo Sbarbaro. Napoli, Roma, Genova, e ancora la provincia italiana attraverso la poesia del Novecento.

Dal festival della Mente è nata anche una collana di libri, edita da Laterza. L’ultimo nato è “Interpretazione e creatività” di Toni Servillo e Gianfranco Capitta. Sul sito del Sole 24 Ore è concesso un piccolo assaggio del volume.

>PICCOLE MANIE DA CINEFILI ALL’ULTIMO STADIO

In .: V I N T A G E, .:C O L P O DI F U L M I N E on 15 Luglio 2008 at 21:20

Piccolo breviario dei tic e delle manie dei cinefili all’ultimo stadio. E’ quanto propone Sellerio con “Dizionario Snob del cinema” di David Kemp e Lawrence Levi.
Se custodite gelosamente il vostro sapere cinefilo quasi fosse una cultura esoterica, allora ci sono buone possibilità, che siate quegli snob che campeggiano nel titolo del volume. Se poi vi piacciono registi come Peter Greenaway – e ahimè su quest’ultimo punto mi devo costituire – il ritratto impietoso che fanno Kemp e Levi è proprio il vostro.
Il corrispettivo buono dello snob cinefilo è il “patito di cinema”, quello che i due autori definiscono l’infaticabile entusiasta alla Scorsese che prova un piacere quasi fisico nel far conoscere ai novizi “Ladri di biciclette” e i film di Powell e Pressburger.
Al contrario il cinefilo snob è una sorta di sfigato voglioso di scrutare, commentare, riavvolgere e dissezionare ogni sequenza. Si tratta di “cervellotici che non si sanno vestire, disadattati magari con la fissazione di Douglas Sirk”.

I due autori del libro sono due giornalisti americani, uno di “Vanity Fair” e l’altro del “New York Times”, e con questo volume si propongono come via di mezzo tra la curiosità intellettuale e la morbosità del cinefilo estremo. E il nobile intento sarà pienamente raggiunto, ci dicono nella prefazione, se giunto alla fine del volume, l’amante del buon cinema non sarà più intimidito dalle parole “Espressionismo tedesco” e si deciderà a noleggiare il godibilissimo “M” di Fritz Lang e contemporaneamente non sarà attanagliato dal senso di colpa per non aver mai visto un film di Peter Greenaway.
Quello della cinefilia snob è un fenomeno relativamente recente, che nasce a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, con l’avvento delle videocassette e dei canali via cavo. Ci sono poi di veri e propri topi di videoteche che sono pure passati dall’altra parte dello schermo, diventando registi famosi. Uno per tutti? Quentin Tarantino che tra il 1985 e il 1987 era impiegato presso la Video Archives di Manatthan Beach. E prima di lui un altro cinefilo all’ultimo stadio promosso a regista è stato Peter Bogdanovich, di cui nel volumetto troverete curiosità al limite del gossip.
Attori, autori, movimenti cinematografici, Kemp e Levi hanno censito il cinema dalla A alla Z. Non mancano gli assenti illustri dal dizionario, come Fellini e Bergman. No, nessuna svista. “Verosimilmente il cinefilo snob sa un sacco di cose riguardo ai cineasti in questione – spiegano gli autori – ma di norma li sfotte senza pietà, considerandoli luoghi comuni del borghesuccio che vuol far l’acculturato”. Di contro nel Pantheon degli snob campeggia Antonioni.
Comunque, che siate snob incalliti o semplici amanti della settima arte, il libro di Kemp e Levi vi divertirà svelandovi di tanto in tanto qualche piccola curiosità che magari ignoravate sui vostri beniamini.
Un duro colpo per i cinefili snob italiani sarà apprendere che il Sundance Festival è sbeffeggiato dai loro colleghi snob d’oltreoceano, che considerano la kermesse diretta da Robert Redford da tempo asservita al potere di Hollywood. Altro che il santuario del cinema indipendente tanto mitizzato nella vecchia Europa.